L’applicazione della blockchain nell’energia rinnovabile

Gloria Cipressi / 20 Febbraio, 2020 / Fotovoltaico

Energia rinnovabile facilmente accessibile a chiunque, senza necessità di intermediari: la rivoluzione della tecnologia blockchain nel mercato energetico

Energia rinnovabile facilmente accessibile a chiunque, senza necessità di intermediari e senza dover installare per forza un impianto fotovoltaico.

Siamo abituati a sentire parlare di blockchain in relazione alle criptovalute e alle transazioni in denaro, ma in realtà tale tecnologia può aprire le porte ad applicazioni molto interessanti anche nel settore dell’energia solare.

Una svolta importante, che in Germania sta già iniziando anche a trovare un impiego concreto: vediamo, nello specifico, di cosa si tratta e quali novità introduce la blockchain nel mercato energetico.

Blockchain: cos’è e come applicarla nell’energia rinnovabile

La blockchain è una tecnologia che permette di eliminare gli intermediari per svolgere operazioni quali transazioni di denaro o comunque trasferimenti di dati.

Senza scendere troppo nel tecnico, possiamo dire che la rete blockchain è una sorta di database in continua crescita e decentralizzato: non appartiene a un unico proprietario, ma si sviluppa aggiungendo di volta in volta un nuovo blocco di dati, che vengono sottoposti a un processo di validazione e poi inseriti in questa “catena” crittografata.

Si tratta, in sostanza, di un sistema in grado di garantire grande sicurezza e affidabilità per qualsiasi trasferimento di dati, che mette al sicuro da attacchi hacker e, come detto, non necessita di un intermediario per svolgere questo tipo di operazioni.

Applicare la tecnologia blockchain all’energia rinnovabile significa permettere agli utenti di acquistare anche solo piccole porzioni di un impianto solare, interfacciandosi direttamente con il produttore e senza dover passare da un intermediario.

Transazioni energetiche peer-to-peer favorirebbero il decentramento e la stabilizzazione della rete, facilitando il consumo locale di energia al momento della produzione.

BayWa r.e. ed enyway: impianto fotovoltaico con tecnologia blockchain

È proprio da questa idea che è nata la collaborazione tra BayWa r.e. ed enyway per realizzare, in Germania, il primo impianto solare tedesco, a terra, interamente finanziato dagli utenti e senza alcun sussidio statale.

Utilizzando la tecnologia blockchain, i moduli solari sono stati divisi in mini-pacchetti, a prova di manomissione, in modo da rendere disponibile l’energia pulita direttamente al consumatore, senza alcun intermediario.

La start-up enyway, infatti, costituisce la più grande piattaforma peer-to-peer al mondo per le energie rinnovabili. Nata come spin-off del fornitore di energia tedesco LichtBlick, dal 2017 è a tutti gli effetti una società indipendente.

In totale, l’impianto fotovoltaico realizzato da BayWa r.e. conta:

  • 4.400 moduli solari;
  • 7.000 metri quadri di superficie coperta;
  • capacità complessiva di 1,3 MW;
  • produzione di quasi 1,3 milioni di kWh di energia rinnovabile.

Una novità assoluta, che rappresenta un grande passo in avanti per accelerare la transizione energetica e anche un segnale forte nei confronti di politiche spesso ancora lente nel mettere a punto progetti di sostenibilità.

Blockchain e impianti fotovoltaici senza sussidi statali

Come sottolineato da Matthias Taft, membro del consiglio di amministrazione responsabile del settore energetico, BayWa AG: “Con il parco solare da 175 MWp, Don Rodrigo, realizzato l’anno scorso in Spagna, abbiamo dimostrato che i parchi solari su larga scala possono essere costruiti senza sussidi statali. Insieme a enyway, stiamo ora dimostrando di poter costruire progetti più piccoli in Germania usando concetti intelligenti e cooperativi, al di là dei sussidi offerti dal governo“.

Sicuramente è ancora presto per capire quanto in fretta potrebbe svilupparsi la blockchain applicata al settore dell’energia, ma la realizzazione di questo impianto è un senz’altro uno step importante, che potrebbe presto rivoluzionare il mercato e dare un incentivo ancor più decisivo nella diffusione dei prosumer (e, in generale, nel consumo di energie rinnovabili).

Quel che è certo, intanto, è che realizzare impianti fotovoltaici senza sussidi statali non è più un obiettivo così irraggiungibile come poteva sembrare fino a poco tempo fa. Ne è testimonianza non solo Don Rodrigo, con 175 MW di potenza (qui trovi l’articolo dedicato), ma anche Don Rodrigo 2: più piccolo, ma comunque da 50 MW, è situato a 3 km dal primo ed è stato concluso anch’esso da poco.

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