L’impatto ambientale di un impianto fotovoltaico

Michael Hackhofer / 6 Settembre, 2021 / Fotovoltaico

L’energia solare è una fonte preziosa per il nostro pianeta. Inesauribile e rinnovabile, sfruttarla al meglio è molto importante per ridurre le emissioni di CO2 dell’uomo e dare un futuro sostenibile al mondo in cui viviamo.

Il fotovoltaico rappresenta una delle soluzioni più efficaci per produrre energia elettrica senza gravare sull’ambiente, anzi: esso permette di ottenere un impatto positivo su di esso e sempre in meno tempo, anche grazie a tecnologie che stanno facendo passi da gigante dal punto di vista delle performance.

Ancora oggi, tuttavia, circolano falsi miti che sostengono esattamente il contrario, ovvero che gli impianti fotovoltaici produrrebbero un impatto ambientale negativo. Facciamo un po’ di chiarezza, in questo articolo.

Tempo di ritorno energetico degli impianti fotovoltaici

La carbon footprint rappresenta l’insieme delle emissioni di gas serra prodotte da un’attività, sia quelle dirette che quelle indirette. Questo vuol dire che vanno prese in considerazione tutte le fasi del ciclo di vita, dalla fabbricazione fino al riciclo finale dei pannelli.

Dunque, se da un lato è impossibile non avere un’impronta di carbonio – almeno negli step iniziali, ovvero quelli relativi alla produzione dei pannelli fotovoltaici – dall’altro bisogna considerare la quantità di energia prodotta da tali pannelli nel loro ciclo di vita. Da questo rapporto è possibile avere un quadro sull’effettivo ritorno energetico.

Posto che, da anni, studi scientifici hanno dimostrato come l’impatto di un impianto fotovoltaico sia positivo sul pianeta, un recente aggiornamento del Photovoltaics Report, realizzato dall’ente di ricerca tedesco Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems, ha evidenziato come la carboon footprint del fotovoltaico stia diminuendo sempre di più.

Per esempio, l’uso di materiale per le celle in silicio è sceso in modo incredibile negli ultimi 16 anni, passando da 16 g/Wp a circa 3 g/Wp.

Inoltre, il tempo di ritorno energetico degli impianti fotovoltaici è stimato ormai in un solo anno. Questo significa che per eguagliare la quantità di energia necessaria in fase di produzione sono sufficienti 365 giorni (un po’ di più nel nord Europa – 1,2 anni – e un po’ di meno negli impianti del sud). Considerando un ciclo di vita di 20 anni, un impianto può quindi produrre 20 volte l’energia richiesta per realizzarlo.

Impatto ambientale impianti fotovoltaici: altri aspetti da considerare

Come detto, l’evoluzione tecnologica ha permesso in questi anni di ridurre progressivamente il costo energetico necessario per la produzione dei pannelli fotovoltaici, aumentando al tempo stesso la capacità di produzione di questi ultimi.

Ecco perché, ad esempio, si è passati da 400-500 g/kWh di carbon footprint per la produzione di pannelli fotovoltaici negli anni ’70 a circa 20 g/kWh per quelli di oggi.

Performance e soluzioni migliori, inoltre, hanno reso possibile anche un ciclo di vita dei pannelli sempre più lungo. Infatti, se è vero che nel Photovoltaics Report vengono presi come riferimento 20 anni, è altrettanto vero che oggi le aziende produttrici forniscono garanzie di prestazioni elevate anche fino a 25-30 anni. Inoltre, sebbene con efficienza ridotta rispetto ai primi periodi di installazione, un impianto può continuare a produrre energia pulita anche per 40 anni.

Altro mito da sfatare, inoltre, riguarda l’impatto ambientale delle materie prime. Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, quelle utilizzate per la produzione dei pannelli non sono affatto materie rare.

Ad esempio il silicio, l’elemento più impiegato nei pannelli oggi in commercio, compone il 27,7% della crosta terrestre ed è il secondo elemento più presente in natura dopo l’ossigeno.

Riciclo e smaltimento dei pannelli fotovoltaici

Nella considerazione dell’impatto ambientale di un impianto FV bisogna tenere conto, infine, anche del riciclo e dello smaltimento dei pannelli fotovoltaici.

In linea di massima, il tasso di riciclo di pannelli solari a base di silicio si attesta sul 95%, dunque i rifiuti prodotti a fine vita sono estremamente bassi.

Tramite tecniche di separazione e smistamento dei componenti, è possibile recuperare materiali quali:

  • vetro;
  • alluminio;
  • rame;
  • argento;
  • silicio stesso.

Di recente anche l’Enea ha brevettato un nuovo processo di recupero dei principali componenti dei pannelli in silicio cristallino. L’invenzione, a basso consumo energetico e ridotto impatto ambientale, consiste in un trattamento termico mirato e dallo scollamento “a strappo” degli strati dei moduli. Ne abbiamo parlato in questo articolo.

Bisogna ricordare, inoltre, che esistono anche procedure specifiche per il corretto smaltimento dei pannelli fotovoltaici a fine vita.

Per garantire la completa copertura dei costi di gestione per lo smaltimento, il GSE prevede una quota di:

  • 10€ a pannello per i RAEE fotovoltaici professionali;
  • 12€ a pannello per i RAEE domestici.

Può comunque essere previsto l’esonero di tale versamento nel caso di sostituzione totale dei moduli fotovoltaici installati e avvenuto ritiro dei componenti da parte dell’azienda produttrice.

Per approfondire, qui trovi l’articolo relativo alle Istruzioni Operative aggiornate sullo smaltimento dei pannelli fotovoltaici.

Insomma, il fotovoltaico rappresenta una soluzione conveniente a tutti gli effetti: dal punto di vista ambientale, per un pianeta più pulito, ma anche che per ridurre i costi energetici in bolletta.

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