Il rapporto IPCC sui cambiamenti climatici 2021

Michele Vallerin / 21 Settembre, 2021 / Sostenibilità

L’influenza umana ha riscaldato atmosfera, oceano e terre emerse in modo inequivocabile e ad un ritmo senza precedenti negli ultimi 2000 anni.

Questo è uno dei punti sottolineati nel rapporto del Gruppo di lavoro 1 dell’IPCC “Cambiamenti climatici 2021 – le basi fisico-scientifiche“, approvato ad inizio agosto da 195 Governi che fanno parte del Gruppo Intergovernativo sui cambiamenti climatici.

Tale documento costituisce, in realtà, la prima parte del Sesto Rapporto di Valutazione (AR6) dell’IPCC, che sarà completato nel 2022.

I cambiamenti climatici si stanno intensificando, sono sempre più diffusi e rapidi. Alcuni di essi, come lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello del mare, sono irreversibili in centinaia e migliaia di anni. Ecco perché diventa più che mai urgente eliminare le emissioni di gas a effetto serra, per contenere il riscaldamento globale e le conseguenze ad esso correlate.

Vediamo, in questo articolo, alcuni fattori chiave del rapporto IPCC.

Rapporto IPCC: cambiamenti climatici e riscaldamento globale

Le stime riportate nel documento IPCC confermano come, senza riduzioni rapide e su larga scala delle emissioni di gas serra, limitare il riscaldamento globale a 1,5° C o addirittura a 2° C sarà un obiettivo fuori portata.

Nel periodo 1850-1900 le emissioni di gas serra provenienti da attività umane sono state responsabili di un riscaldamento di circa 1,1° C. Secondo il rapporto, nei prossimi 20 anni, la temperatura media globale dovrebbe raggiungere o anche superare la soglia di 1,5° C di riscaldamento.

Questa valutazione si basa su serie di dati utilizzate per valutare l’andamento avuto in precedenza, che sono state migliorate rispetto alle analisi precedenti, grazie ai più recenti avanzamenti scientifici sul tema.

Ciò ha permesso di avere un quadro più chiaro del clima passato, presente e futuro, fondamentale per comprendere quali possono essere le conseguenze, come poter agire e prepararsi.

Altro aspetto citato è che ciò che vive la popolazione in prima persona, nelle varie aree del pianeta, è diverso dalla media globale. Per esempio, nell’Artico il riscaldamento sulla superficie terrestre è più elevato rispetto alla media globale, di circa il doppio.

Secondo le previsioni del rapporto:

  • con +1,5° C di temperatura ci si attende un aumento del numero di ondate di calore, oltre a stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi;
  • con +2° C gli estremi di calore potrebbero portare più spesso a raggiungere soglie di tolleranza critiche per salute e agricoltura.

Altri cambiamenti climatici in atto, cui fare attenzione

Chiaramente, l’aumento della temperatura non è l’unico fattore in gioco.

Dal ciclo dell’acqua alle precipitazioni, passando per l’aumento del livello del mare e gli effetti su oceani e città. Sono diversi gli elementi tra loro collegati e i cambiamenti già in atto, che rischiano di accrescere qualora le temperature dovessero continuare a salire.

Ecco alcuni esempi citati nel report IPCC:

  • ciclo dell’acqua: in alcune regioni si sta assistendo a precipitazioni più intense e inondazioni ad esse associate. Alle alte latitudini è probabile che le precipitazioni aumentino, diminuendo invece nelle regioni subtropicali;
  • livello del mare: ci si attende un aumento per tutto il XXI secolo, con conseguenti inondazioni costiere più frequenti e gravi nelle aree basse rispetto al livello del mare, oltre a fenomeni di erosione delle coste. Eventi estremi collegati a tale aumento, che in precedenza accadevano una volta ogni cento anni, potrebbero verificarsi ogni anno, entro la fine del secolo;
  • cambiamenti nell’oceano: secondo il rapporto, fenomeni quali riscaldamento, ondate frequenti di calore marino, acidificazione degli oceani e riduzione dei livelli di ossigeno nel mare sono chiaramente collegati all’influenza dell’uomo. Cambiamenti che influenzano non solo gli ecosistemi marini ma anche le persone, che dipendono da essi;
  • cambiamenti climatici nelle città: le ondate di calore, nelle aree urbane, sono di solito maggiori rispetto a quelle nei dintorni. Anche le inondazioni per le forti precipitazioni e l’aumento del livello del mare sono aspetti che possono risultare amplificati nelle città.

Cambiamenti climatici: siamo ancora in tempo per invertire la rotta

Nonostante il quadro della situazione visto fin qui, il rapporto IPCC evidenzia come le attività umane abbiano ancora il potenziale per determinare il corso del clima futuro.

Riduzioni forti, rapide e costanti delle emissioni di gas serra possono rallentare ed evitare altre conseguenze del surriscaldamento globale.

L’evidenza scientifica mostra come l’anidride carbonica (CO2) sia il principale motore dei cambiamenti climatici, ma ad influenzare il clima concorrono anche altri gas serra e inquinanti atmosferici (come ad esempio il metano).

Politiche integrate di riduzione delle emissioni generate dall’uomo, sfruttando le tecnologie pulite, saranno dunque fondamentali: sia per la qualità dell’aria sia per contenere il riscaldamento del pianeta.

Il rapporto fornisce per la prima volta anche un focus sulle informazioni utili per valutazione del rischio, adattamento e altri processi decisionali d’aiuto nel tradurre i cambiamenti in atto. Le informazioni, su scala regionale, possono essere consultate nel nuovo Atlante interattivo disponibile a questo link.

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