Il ruolo dei camion elettrici per abbattere le emissioni su strada

Michael Hackhofer / 25 Agosto, 2020 / E-Mobility

La transizione verso una mobilità sostenibile deve includere anche i camion elettrici: ecco alcuni dati significativi e le azioni da mettere in atto al più presto

Nell’immaginario comune, parlare di “mobilità elettrica” richiama quasi sempre ai veicoli ad uso privato. In realtà, però, anche il trasporto merci su gomma ha un impatto significativo dal punto di vista dell’inquinamento.

Basti pensare, ad esempio, che in Europa i camion rappresentano solo il 2% dei veicoli su strada, ma incidono per il 22% per quanto riguarda le emissioni di CO2.

Ecco perché la transizione verso una mobilità sostenibile deve includere anche i camion elettrici: vediamo alcuni dati significativi e le azioni da mettere in atto al più presto.

Trasporto merci su gomma e autonomia dei camion elettrici

Lo studio “Unlocking Electric Trucking in the EU: recharging in cities“, pubblicato da Transport & Environment, offre degli spunti interessanti sulla situazione attuale del trasporto merci su gomma e sulle potenzialità di camion a zero emissioni.

Un primo aspetto da considerare riguarda l’analisi delle distanze percorse. Ad oggi, circa la metà dell’attività totale degli autocarri in Europa viene svolta su distanze inferiori a 300 km. Considerando che i nuovi modelli di camion elettrici disponibili sul mercato hanno un’autonomia di circa 300 km, questi veicoli potrebbero già coprire 9 viaggi su 10.

Inoltre, bisogna considerare che, nei prossimi anni, l’autonomia dei veicoli elettrici aumenterà rapidamente, arrivando anche a 500 km e coprendo quindi 19 viaggi su 20. Già Nikola Motor, ad esempio, dal 2021 inizierà a produrre il primo autocarro elettrico a lunga percorrenza (fino a 400 km).

Il problema, semmai, è che l’attuale offerta limitata, e la mancanza di una strategia per le infrastrutture di ricarica, stanno rallentando la diffusione di questi mezzi. Secondo lo studio, l’adozione di camion elettrici e la diffusione delle relative infrastrutture dovrebbero essere elementi prioritari in 173 “nodi urbani”, ovvero medi e grandi aree urbane dell’UE dove:

  • i viaggi che partono o arrivano da questi nodi rappresentano la metà del totale delle attività di trasporto merci in Europa (misurata in totale di merci spostate per km);
  • si svolge il 15% del totale delle attività di trasporto merci;
  • si registrano i più alti livelli di inquinamento prodotto da veicoli stradali.

Camion elettrici: un investimento… sostenibile

Considerando le 3 diverse tipologie di punti di ricarica (stazione di partenza, stazione di destinazione – ovvero dove avviene lo scarico merci – e colonnina pubblica) lo scenario “Road-2-Zero” dello studio calcola che nel 2030 dovrebbero esserci in totale 27.500 stazioni di destinazione (uno ogni 15 camion elettrici) e 14.400 punti di ricarica pubblici (uno ogni 30 autocarri).

In media, ognuno dei 173 nodi urbani citati in precedenza avrebbe quindi bisogno di circa:

  • 1.700 stazioni di destinazione;
  • 50 punti di ricarica pubblici.

In totale, gli investimenti necessari sono calcolati in 28 miliardi di euro nel prossimo decennio, dunque 2,8 miliardi all’anno. Considerando che ogni anno l’UE stanzia 100 miliardi per investimenti in infrastrutture di trasporto, si tratterebbe solo del 2,8% di tale cifra.

A quanto detto, va inoltre tenuto conto delle risorse stanziate con il recovery fund nel 2021-2025: 750 miliardi di euro, che porterebbero la percentuale di investimento – in quel periodo di tempo – solo allo 0,5%.

La necessità di politiche forti per la decarbonizzazione del trasporto merci

Com’è ovvio, per ridurre le emissioni di CO2 al 2030 e raggiungere l’obiettivo neutralità climatica al 2050, saranno necessarie politiche forti e una strategia globale che permettano di accelerare la produzione di camion elettrici e la diffusione di infrastrutture di ricarica.

Tra gli interventi citati nello studio vi sono:

  • trasformare la direttiva AFID (Alternative Fuels Infrastructure Directive) in un regolamento sulle infrastrutture a emissioni zero (Zero Emission Infrastructure Regulation – ZEIR) incentrato su elettricità e idrogeno verde;
  • raddoppiare il numero di nodi urbani TEN-T (attualmente 88);
  • utilizzare i meccanismi di finanziamento nazionali e comunitari, a breve e medio termine, per accelerare l’alimentazione dei camion elettrici;
  • affrontare la revisione del regolamento comunitario sulle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti, prevista per il 2022, nell’ambito del Green Deal europeo;
  • stabilire un percorso chiaro, da parte delle autorità locali e nazionali, verso una transizione delle consegne a emissioni zero.

A richiedere azioni politiche più incisive, per la decarbonizzazione del trasporto merci su strada, sono però anche gli stessi player del mercato. La European Clean Trucking Alliance (ECTA), ad esempio, è un’Alleanza europea per il trasporto sostenibile che racchiude imprese e organizzazioni anche molto importanti, come Michelin, IKEA, Nestlé, Unilever, Gruppo Deutsche Post DHL e molte altre.

Un segno, insomma, di come l’attenzione su queste tematiche sia ormai sempre più alta. La mobilità elettrica può portare benefici al clima, all’economia e alla società. L’importante è iniziare ad agire in modo concreto, per costruire un futuro sostenibile già a partire da oggi!

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