Agro-fotovoltaico: cos’è e quali vantaggi può portare

Gloria Cipressi / 24 Settembre, 2019 / Sostenibilità

L’agro-fotovoltaico può essere una soluzione efficace per ottimizzare i rendimenti di energia e agricoltura e ridurre i consumi di acqua: scopri di più

Con il costante aumento della popolazione mondiale e, di conseguenza, del fabbisogno energetico e della produzione alimentare, diventa più che mai necessario trovare delle modalità efficaci che possano soddisfare al meglio tali necessità.

Recenti studi stanno via via dimostrando i vantaggi che si possono ottenere installando un impianto fotovoltaico su terreni agricoli, in modo da sfruttare il terreno coltivabile e, al tempo stesso, produrre energia: ecco quali sono le ultime novità in materia.

Agro-fotovoltaico: impianti su terreni agricoli, nel segno della sinergia

Le prime ipotesi sui benefici dell’agro-fotovoltaico risalgono al 1981, quando Adolf Goetzberger (fondatore del Fraunhofer Institute) pubblicò un articolo dal titolo emblematico: Kartoffeln unterm Kollektor, ovvero letteralmente “Patate sotto i pannelli”.

Da lì si sono succedute diverse sperimentazioni, e dal 2016 è stato avviato in Germania (proprio dal Fraunhofer Institute) un progetto pilota con moduli fotovoltaici installati su supporti alti circa 5 metri, al di sotto dei quali poter quindi coltivare prodotti agricoli.

Nello specifico, il progetto “Agrophotovoltaics – Resource Efficient Land Use (APV-RESOLA)” si trova a Heggelbach, comunità agricola di Demeter, in un terreno situato vicino al Lago di Costanza.

I moduli installati hanno una potenza di 194 kW e coprono quattro tipi di colture: patate, frumento invernale, trifoglio e sedano. Vediamo quali sono stati i rendimenti ottenuti.

Fotovoltaico e agricoltura: i risultati del progetto tedesco

Se nel 2017 i risultati hanno evidenziato un’efficienza del suolo del 160%, l’anno seguente – complice anche l’estate molto calda del 2018 – le prestazioni dell’impianto agro-fotovoltaico sono stati anche superiori.

Nello specifico, il confronto rispetto a un campo agricolo senza pannelli ha registrato un aumento del raccolto in tre delle quattro colture (solo il trifoglio ha segnato un dato negativo, del -8%):

  • sedano: + 12%;
  • patate: + 3%;
  • grano invernale: +3%.

Prendendo come riferimento un ettaro coltivato a patate, lo studio evidenzia come, invece di avere un campo riservato solo alla coltura dei tuberi o solo all’impianto fotovoltaico, l’azione combinata del progetto agro-fotovoltaico permette di aumentare in modo significativo la percentuale di efficienza di utilizzo di quel terreno.

Infatti, con pannelli installati sopra al campo agricolo, una soluzione non esclude più l’altra: l’efficienza nell’uso del suolo per l’impianto fotovoltaico è inferiore (83% invece del 100%) mentre quella del terreno leggermente superiore (103% invece del 100%), grazie alle condizioni climatiche favorevoli create sotto l’impianto stesso.

Potendo, però, sommare le due percentuali (83% e 103%) quell’ettaro di terreno coltivato a patate registra di conseguenza una resa del suolo del 186% invece del 100%.

I vantaggi dell’agro-fotovoltaico

Come evidenziato dal progetto tedesco, i vantaggi dell’agro-fotovoltaico sarebbero molteplici.

Oltre ad aumentare i rendimenti del terreno agricolo, il sistema influenza anche la distribuzione dell’acqua durante le precipitazioni e la temperatura del suolo.

Quest’ultima, infatti, in primavera e in estate si è dimostrata inferiore rispetto a un campo senza sistema agro-fotovoltaico, mentre la temperatura dell’aria è rimasta la stessa.

Le condizioni di ombreggiamento parziale sotto i pannelli semi-trasparenti, dunque, hanno permesso alle colture di affrontare meglio le condizioni calde e secche: un ulteriore elemento di vantaggio per l’applicazione del sistema nelle zone più aride, anche se – come riportato in questa nota del Fraunhofer Institute legata al progetto – andrebbero comunque svolte ulteriori prove in regioni più umide e con condizioni climatiche diverse.

Quel che è certo è che l’agro-fotovoltaico sta attirando l’interesse di diversi studiosi in giro per il mondo (qui una recente ricerca svolta dall’Università dell’Arizona) e che anche in Italia potrebbe essere interessante iniziare ad avviare dei progetti di questo tipo: sarebbe un modo per capirne le potenzialità e produrre al tempo stesso cibo ed energia (anche, ad esempio, nei tanti terreni abbandonati presenti sul nostro territorio).

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