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Centrali a carbone nel mondo: la situazione

Pur tra qualche risultato positivo, gli sforzi per mandare in pensione le centrali a carbone non sono ancora sufficienti.

Se, da un lato, la nuova capacità programmata è diminuita del 13% nel 2021, dall'altro quella globale installata lo scorso anno è cresciuta di 18,2 GW (soprattutto per effetto della Cina, che ha installato il 56% della nuova capacità mondiale del 2021).

Gli studi - tra gli altri - dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e dell'IEA (International Energy Agency) sono chiari: per raggiungere gli obiettivi climatici è fondamentale fermare la costruzione di nuove centrali a carbone e chiudere quelle esistenti. Entro il 2030 nei Paesi sviluppati, e subito dopo nel resto del mondo.

Vediamo, di seguito, alcuni dati sulla situazione globale, forniti dal report "Boom And Bust Coal 2022" di Global Energy Monitor.

 

Centrali a carbone nel mondo: un trend in calo, con l’eccezione della Cina

Ad oggi, nel mondo si contano in tutto oltre 2.400 centrali a carbone in 79 Paesi, per un totale di quasi 2.100 GW di capacità. Altri 176 GW sono in costruzione in più di 189 impianti, mentre ulteriori 280 GW sono programmati in 296 impianti.

Come anticipato, dopo essere cresciuta nel 2020 (per la prima volta dal 2015) la capacità di carbone in programma è tornata a scendere nel 2021: da 525 GW a 457 GW, ovvero una diminuzione del 13%. Segno di una tendenza generale ad accantonare i progetti di nuove centrali a carbone.

Un trend che, invece, non si riscontra al momento in Cina, dove al contrario lo sviluppo di impianti a carbone è stato considerevole. Dei 45 GW di nuova capacità commissionata a livello globale, il 56% si trova appunto in Cina, e di conseguenza il saldo mondiale è quindi in crescita. Infatti, escludendo il Paese asiatico, la capacità installata globale sarebbe diminuita per il quarto anno consecutivo (anche se a un ritmo più lento rispetto al 2020).

Inoltre, alla fine del 2021, la capacità di carbone in costruzione in 20 Paesi era di 176 GW (leggermente inferiore rispetto ai 181 GW del 2020), di cui però il 52% solo in Cina: per la prima volta un Paese pesa, da solo, per più della metà in questo dato. I Paesi dell'Asia meridionale e del Sud-Est asiatico contano invece per circa un terzo (37%).

Tra l'altro, sempre in Cina, nel 2021 è stata avviata la costruzione di 33 GW di nuove centrali a carbone: è il massimo dal 2016 e quasi il triplo considerando il resto del mondo insieme.

 

Centrali a carbone nel mondo: la situazione in USA ed Europa

Come detto, a livello globale scende il numero di Paesi con progetti di nuovi impianti a carbone (da 41 a 34). Tuttavia, nel 2021, è aumentata del 9% la quantità di energia elettrica generata dal carbone: una netta differenza rispetto al -4% registrato nel 2020, anno di inizio della pandemia Covid.

Nonostante i dati negativi visti nel paragrafo precedente, se non altro la Cina (insieme a Giappone e Corea del Sud) è stata tra i primi a impegnarsi nel togliere i finanziamenti pubblici per nuovi impianti a carboneinternazionali, cui poi si sono aggiunti anche tutti i Paesi del G20. Questo significa che ora non rimane in pratica nessun finanziatore pubblico di rilievo per le nuove centrali.

Dando uno sguardo anche al resto del mondo, negli Stati Uniti la capacità di carbone ritirata è diminuita per il secondo anno consecutivo: dopo essere passati da 16,1 GW nel 2019 a 11,6 GW nel 2020, le stime per il 2021 si attestano tra i 6,4 GW e i 9 GW. Anche se, per raggiungere gli obiettivi climatici, tale dato dovrebbe essere di 25 GW in media all'anno, fino al 2030.

In Europa, invece, i GW ritirati lo scorso anno sono stati 12,9. Tra i più virtuosi:

  • Germania (5,8 GW);
  • Portogallo (1,9 GW);
  • Spagna (1,7 GW).

Il Portogallo, inoltre, a novembre 2021 ha chiuso l'ultima centrale a carbone rimasta (in anticipo di 9 anni rispetto agli obiettivi del 2030) e aggiungendosi agli altri 3 Paesi europei che hanno già smesso di utilizzare il carbone per produrre energia, ovvero Belgio, Austria e Svezia. 

 

Sostenibilità: agire da subito, per ridurre le emissioni di gas serra

Accelerare la riduzione di emissioni di gas serra è un passaggio cruciale per contrastare i cambiamenti climatici in atto, salvaguardare il nostro pianeta e il futuro dell'uomo.

Come evidenziato anche nel secondo e nel terzo volume del Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR6) sui cambiamenti climatici, già oggi stiamo assistendo a pericolosi e diffusi sconvolgimenti nella natura. Con conseguenze sulla vita di miliardi di persone in tutto il mondo.

Realizzare un modello di sviluppo resiliente al clima è una sfida complessa, ma più che mai necessaria, prima che diventi impossibile.

Secondo il rapporto IPCC, in tutti i settori abbiamo soluzioni possibili per almeno dimezzare le emissioni entro il 2030. Politiche, infrastrutture e tecnologie devono accompagnare e permettere questa transizione, per sfruttare al meglio il potenziale a disposizione. Ma agire da subito è fondamentale, per limitare il riscaldamento globale a 1,5° C.

Per approfondire, qui trovi l'articolo sulla seconda e terza parte del rapporto IPCC.

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