Caro bollette energia: perché è fondamentale investire nelle rinnovabili

Michele Vallerin / 13 Dicembre, 2021 / Fotovoltaico

Il tema del caro bollette, negli ultimi mesi, è tornato sotto la luce dei riflettori, visti i considerevoli aumenti sia per quanto riguarda l’energia elettrica che il gas.

Lo scorso ottobre 2021 le bollette elettriche degli italiani hanno visto un rincaro del 29,8%, che sarebbe potuto arrivare al 45% senza gli interventi del Governo.

Sebbene siano state stanziate ulteriori risorse per contenere gli oneri energetici nel 2022, con il nuovo anno non sono previsti cali, anzi: secondo l’Arera, nell’immediato futuro ci si attende un ulteriore rialzo dei prezzi dell’energia, mentre le previsioni di medio-lungo periodo indicano un lento processo di riallineamento verso prezzi più bassi (gas naturale superiore a 40 EUR/MWh per tutto il 2022, per poi scendere attorno ai 30 EUR/MWh solo nel 2023).

Una situazione che mette ancor più in evidenza la necessità di investire nelle rinnovabili – come sottolineato anche da Terna – e che, per forza di cose, fa aumentare la convenienza del fotovoltaico. Di seguito, ecco alcuni dati che è importante tener presenti.

Caro bollette energia e gas: previsioni e necessità sottolineate da Arera

Oltre a quanto accennato in precedenza sui prezzi del gas, l’Arera si è soffermata anche su quelli dell’energia elettrica.

Come illustrato il 18 ottobre, in audizione alla commissione Industria del Senato, i prezzi dell’energia in Europa, e in particolare in Italia, seguono i corsi del gas naturale. La domanda europea di quest’ultimo continua ad essere elevata, sia per la necessità di completare gli stoccaggi per la stazione invernale, sia per il maggior utilizzo delle centrali termoelettriche in alcuni paesi (come Germania, Regno Unito e Spagna) per compensare la minor produzione di energia da fonti rinnovabili rispetto allo scorso anno.

Dunque, con i prezzi medi dell’energia previsti oltre i 200 EUR/MWh per tutto il periodo invernale (prima di un calo a 100 EUR/MWh a partire dal mese di aprile 2022), risulta evidente come nel primo quadrimestre del 2022 potrebbe profilarsi un ulteriore aumento dei prezzi per i servizi di tutela.

Inoltre, in assenza di ulteriori interventi legislativi, l’Autorità dovrà adeguare al rialzo le componenti tariffarie a copertura degli oneri generali di sistema, al momento azzerati per i clienti domestici. Alla luce di ciò, secondo l’Arera diventa quindi necessario riflettere sull’opportunità di rendere strutturali alcune misure, quali:

  • destinazione stabile del gettito delle aste per l’assegnazione delle quote di emissione di CO2 alla riduzione degli oneri generali di sistema;
  • finanziamento delle misure di politiche pubbliche in campo sociale e industriale, attualmente coperte tramite il gettito di componenti tariffarie degli oneri generali (elettricità e gas), con trasferimenti dalla fiscalità generale.

In sostanza, dunque, per l’Arera diventa ormai improcrastinabile la necessità di impiegare fondi del bilancio dello Stato per finanziare gli oneri generali non strettamente legati al sistema energetico (come il bonus per le famiglie economicamente disagiate e il sostegno alle imprese energivore).

Investire nelle rinnovabili per un risparmio annuo di 16 miliardi di euro

Anche Terna, nella propria audizione dinanzi alla commissione Industria del Senato, è intervenuta in tema di misure per il contenimento dei prezzi di energia elettrica e gas.

In particolare, l’incremento delle fonti rinnovabili può avere un importante impatto benefico per il nostro Paese. Bisogna considerare, infatti, che per raggiungere gli obiettivi UE al 2030 sarà necessario installare circa 60 GW di nuova capacità da fonti rinnovabili.

Questi impianti potranno produrre attorno ai 100 TWh di energia elettrica, sostituendo una quantità equivalente di produzione termoelettrica a gas. Considerando che a metà ottobre 2021 il costo variabile di un ciclo combinato a gas è stato intorno ai 210 €/MWh, a questi livelli di prezzo il costo variabile di generazione di 100 TWh a gas si attesterebbe a circa 21 miliardi di euro l’anno.

Come sottolineato da Terna, gli investimenti per sviluppare 60 GW di rinnovabili si possono stimare in 60 miliardi di euro, ovvero 4,8 miliardi all’anno (considerando una remunerazione al 5% per 20 anni). Con un risparmio, dunque, di 16 miliardi annui (agli attuali prezzi del gas).

Tale programma, per essere possibile, dovrà però essere accompagnato da un’ulteriore semplificazione autorizzativa, per sostituire la produzione a gas con rinnovabili e accumulo. Ciò consentirebbe “una minore esposizione del prezzo dell’energia elettrica al costo del gas e di conseguenza una minore volatilità del prezzo dell’elettricità per famiglie e imprese“.

Il ruolo di fotovoltaico e autoconsumo per arginare il caro bollette

Sul tema del caro bollette è intervenuto anche il GSE, che ha sottolineato come le fonti rinnovabili possano aiutare ad arginare l’aumento dei costi per famiglie e imprese.

Proprio nei momenti di caro dei prezzi dell’energia, infatti, l’autoconsumo evidenzia tutta la sua convenienza. Infatti, il valore del kWh autoconsumato incrementa in corrispondenza all’aumento del costo di acquisto dalla rete elettrica evitato per quello stesso kWh.

Il GSE riporta due esempi pratici, uno declinato in contesto residenziale e uno in quello aziendale:

1) viene considerata una famiglia con 2.700 kWh di consumi elettrici annui, con un impianto fotovoltaico di cui autoconsuma 810 kWh (ovvero il 30% dei propri consumi: casistica abbastanza rappresentativa in assenza di accumulo). Nel 2020, i 483€ di bolletta elettrica annua, senza autoconsumo, scendono a 368€ con un impianto FV (risparmio di 115€, pari al 23,8%). Nel 2021, a parità di consumi ma considerando i prezzi più alti dell’energia, da 631€ si scende a 471€ con l’autoconsumo (risparmio di 160€, +40% rispetto ai 115€ del 2020);

2) viene considerata una piccola impresa di 10.000 kWh di consumi annui, con copertura del 30% da un impianto fotovoltaico. Nel 2020 si avrebbero 409€ di risparmi (pari al 16,3%), mentre nel 2021 sarebbero 586€ (21,4%).

In entrambe le casistiche, inoltre, non sono stati inclusi – nelle valutazioni di convenienza – l’impatto delle tariffe incentivanti (come Scambio sul Posto, Comunità Energetiche) o quello della remunerazione dell’energia immessa nella rete (Ritiro Dedicato).

Dunque, oltre a ridurre l’impatto sull’ambiente, investire in fonti rinnovabili diventa sempre più importante anche nell’ottica di contenere i costi in bolletta.

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