Auto elettriche: come preservarle in periodo di Coronavirus

Michael Hackhofer / 12 Giugno, 2020 / E-Mobility

Nelle auto elettriche le attenzioni vanno rivolte principalmente alle batterie: come preservarle correttamente, pur non utilizzando il veicolo per molto tempo?

Anche dopo la fine del lockdown per l’emergenza Coronavirus, sono molti i casi di lavoratori che stanno proseguendo in modalità smart working o, in generale, di persone che per diversi motivi non stanno utilizzando la propria auto da diverso tempo.

Il fatto di tenere il proprio veicolo fermo per molti giorni, o anche molte settimane, può essere deleterio per il funzionamento dello stesso, a maggior ragione se si tratta di un’auto elettrica.

Nelle e-car, le attenzioni vanno rivolte principalmente alle batterie: come preservarle correttamente e fare in modo che non subiscano gravi danni dovuti alla sosta prolungata? Ecco alcuni consigli.

Evitare il “vampire drain” nelle batterie di auto elettriche

Uno dei problemi principali per le auto elettriche che rimangono parcheggiate a lungo è rappresentato dal fenomeno chiamato “vampire drain“.

Si tratta, in sostanza, di una lenta perdita di energia della batteria agli ioni di litio: l’auto, infatti, impiega una piccola parte di elettricità anche quando non è in uso, per alimentare alcuni sistemi di base (ad esempio quelli di sicurezza o i dispositivi telematici).

La perdita giornaliera è minima (attorno all’1%-2%), cui va aggiunto un -3% al mese di leggera autoscarica della batteria. Tuttavia, se è vero che nel caso di utilizzo regolare della vettura elettrica non vi sono conseguenze particolari, quando invece il veicolo rimane fermo per molto tempo i danni possono essere più gravi.

Con il livello di carica che scende in modo costante e per un periodo prolungato, il rischio è quello di mantenere percentuali troppo basse e per troppo tempo. Ciò può accelerare il degrado della batteria e, in certi casi, anche danneggiarla in modo irreversibile.

Infatti, anche quando la batteria dell’auto elettrica arriva allo 0%, in realtà mantiene una piccola carica di riserva, non utilizzabile dal guidatore.

Scendendo sotto i livelli minimi di sicurezza a causa dell’autoscarica (quindi consumando anche quella piccola parte di energia) si rischia di danneggiare gravemente i componenti della batteria stessa.

Ricarica auto elettriche: come comportarsi

Se da un lato, come abbiamo appena visto, non è consigliabile mantenere la carica della batteria su livelli bassi quando l’auto elettrica rimane ferma a lungo (men che meno allo 0%), dall’altro anche il 100% di ricarica può comportare dei problemi.

Mantenere la batteria completamente carica, senza poi utilizzare il veicolo, può implicare una maggior perdita percentuale di capacità rispetto a un’auto elettrica non al 100%.

Usando quotidianamente l’auto, ciò non comporta problematiche: rispetto al momento in cui essa raggiunge la piena ricarica, infatti, mediamente non trascorre molto tempo prima che venga di nuovo utilizzata su strada e, quindi, che torni a consumare energia. Al contrario, mantenendola sempre carica del tutto, senza muoverla per giorni, può invece causare un’usura più veloce della batteria.

Dunque, qual è il livello di ricarica consigliato?

Nelle indicazioni fornite da Enel X, quando si prevede di non utilizzare il proprio veicolo per un periodo prolungato (ad esempio un paio di settimane), il consiglio è quello di mantenere la carica tra il 40% e l’80%, ovvero a una “distanza di sicurezza” sia da livelli troppo bassi che troppo alti.

Auto elettriche (e non solo): attenzione agli pneumatici

Infine, un consiglio che riguarda tutte le auto in generale: fare attenzione alle deformazioni degli pneumatici quando le vetture rimangono ferme a lungo.

Questo fenomeno, conosciuto come “flat spotting”, riguarda appunto l’appiattimento degli pneumatici dei veicoli che non vengono usati per molto tempo, e può essere:

  • temporaneo (auto ferma per giorni o qualche settimana);
  • semi-permanente (auto ferma per oltre un mese).

Nel primo caso, appena l’utente ricomincerà a guidare, l’auto inizierà a vibrare per alcuni chilometri, fino a quando gli pneumatici non ritorneranno da soli alla loro naturale conformazione.

Nel secondo, invece, le vibrazioni continueranno, quindi sarà necessario richiedere l’intervento di un gommista.

Tra i fattori che incidono ulteriormente sul flat spotting, oltre alla durata della sosta, vi sono anche il clima (in particolare quando le temperature si abbassano), il peso elevato del veicolo e la bassa pressione degli pneumatici.

Insomma, prendersi cura della propria auto è fondamentale per evitare spiacevoli sorprese e ottenere il massimo delle prestazioni, anche dopo un lungo periodo di inattività del proprio veicolo.

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