Autoconsumo di energia nei condomini: progetti sperimentali al via

Gloria Cipressi / 13 Marzo, 2020 / Fotovoltaico

Con un emendamento inserito nel decreto Milleproroghe, l’Italia è pronta ad avviare un periodo di sperimentazione per attivare l’autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili.

Si tratta di un’anticipazione dei tempi, in attesa di realizzare gradualmente quanto previsto con il prossimo recepimento della direttiva europea 2018/2011, ovvero favorire l’autoconsumo da impianti fotovoltaici anche nei condomìni e creare comunità energetiche rinnovabili.

Vediamo, dunque, cosa prevede questa fase sperimentale, tramite progetti pilota.

Fase sperimentale autoconsumo collettivo: cosa prevede l’emendamento

Gli emendamenti recentemente approvati, per l’avvio della fase sperimentale, sono in realtà 3, tutti identici e presentati da M5S, Lega e Italia Viva.

In attesa del recepimento della direttiva europea 2018/2011, dunque, questa fase permetterà di sfruttare l’autoconsumo collettivo per impianti di potenza non superiore a 200 kilowatt.

Essi dovranno essere entrati in esercizio dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del Milleproroghe e comunque entro i 60 giorni successivi all’entrata in vigore della direttiva europea sopra citata.

Per questi impianti la tariffa incentivante sarà erogata dal GSE e volta a premiare:

  • l’autoconsumo istantaneo;
  • l’utilizzo di sistemi di accumulo.

Gli incentivi non potranno, invece, essere cumulabili con quelli del Fer 1 e dello scambio sul posto.

È previsto, inoltre, sempre da parte del GSE, un sistema di reportistica e monitoraggio dei flussi energetici ed economici, per raccogliere tutti quegli elementi che possono tornare utili alla riforma generale dello scambio sul posto e al recepimento della RED II.

Come specificato al comma 8, lettera b, sarà l’ARERA a individuare, anche in via forfetaria “il valore delle componenti tariffarie disciplinate in via regolata, nonché di quelle connesse al costo della materia prima energia, che non risultano tecnicamente applicabili all’energia condivisa, in quanto energia istantaneamente autoconsumata sulla stessa porzione di rete di bassa tensione e, per tale ragione, equiparabile all’autoconsumo fisico in situ”.

Progetti di autoconsumo collettivo: le condizioni da rispettare

Come previsto dall’emendamento, gli autoconsumatori che agiscono collettivamente, e le entità giuridiche costituite per realizzare le comunità energetiche, dovranno rispettare delle specifiche condizioni.

Come riportato al comma 4, essi dovranno:

  • produrre energia destinata al proprio consumo con impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza complessiva non superiore a 200 kW, entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto ed entro i 60 giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva (UE) 2018/2001;
  • condividere l’energia prodotta utilizzando la rete di distribuzione esistente. L’energia condivisa è pari al minimo, in ciascun periodo orario, tra l’energia elettrica prodotta e immessa in rete dagli impianti a fonti rinnovabili e l’energia elettrica prelevata dall’insieme dei clienti finali associati;
  • condividere l’energia per l’autoconsumo istantaneo, anche attraverso sistemi di accumulo;
  • nel caso di comunità energetiche rinnovabili, i punti di prelievo dei consumatori e i punti di immissione degli impianti dovranno essere ubicati su reti elettriche di bassa tensione sottese, alla data di creazione dell’associazione, alla medesima cabina di trasformazione media tensione/bassa tensione;
  • nel caso di autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente, essi dovranno trovarsi nello stesso edificio o condominio.

Autoconsumo collettivo: i progetti pilota di RSE

RSE, società del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), tra gennaio e febbraio ha avviato una selezione di 8 progetti pilota per l’autoconsumo collettivo.

L’obiettivo è quello di avere dei casi sperimentali da studiare, valutare e monitorare per:

  • effettuare analisi dei costi-benefici (dal punto di vista energetico, economico, ambientale e sociale) degli schemi di autoconsumo collettivo;
  • individuare le possibili barriere (regolatorie, tecniche, normative, amministrative, ambientali e sociali) che potrebbero limitarne lo sviluppo.

Come chiarito da RSE, uno schema di autoconsumo collettivo è inteso quello in cui uno o più impianti, installati in uno stesso edificio o condominio, alimentano le utenze comuni (ad esempio ascensori o luci delle scale) e le singole utenze private.

In attesa della selezione dei progetti, dunque, quel che è certo è che si apre una prima fase decisiva per lo sviluppo e la diffusione dei prosumer condominiali nel prossimo futuro: una fetta di mercato molto importante che, secondo Legambiente, potrebbe generare una crescita nelle rinnovabili con utili per oltre 5 miliardi di euro l’anno e la creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro.

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