Standard EEBUS: un linguaggio per l’energia nell’Internet delle cose

Gloria Cipressi / 11 Marzo, 2019 / Sostenibilità

Utilizzare un linguaggio comune per l’Internet delle cose, anche per quanto riguarda la gestione dell’energia: ecco lo standard EEBUS

Utilizzare un linguaggio comune per l’Internet delle cose, anche per quanto riguarda la gestione dell’energia, è un’esigenza destinata a crescere sempre di più, man mano che il fabbisogno energetico globale aumenta.

Il tema della sostenibilità ambientale inizia ad essere centrale per moltissime imprese (di settori diversi), che stanno investendo in progetti focalizzati sull’uso di energie rinnovabili (qui trovi un approfondimento su cosa sta facendo Apple per ridurre le emissioni di gas serra dell’azienda).

Per anni, i brand di elettrodomestici, dispositivi e auto elettriche hanno lavorato in modo autonomo, senza la possibilità di far comunicare questi apparecchi tra loro. Ecco perché lo standard EEBUS potrebbe rendere più efficace la gestione dell’energia verde prodotta. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Standard EEBUS: cos’è

Il progetto EEBUS ha l’obiettivo di creare un linguaggio standard per fare in modo che dispositivi intelligenti possano comunicare tra loro e collaborare dal punto di vista della gestione energetica.

Questo significa che sono diversi anche i settori e i soggetti coinvolti: elettrodomestici, edifici, impianti di climatizzazione, inverter per pannelli fotovoltaici, auto elettriche e molti altri dispositivi, che sappiano sfruttare l’energia in modo intelligente, sulla base del fabbisogno reale (evitando sovraccarichi o blackout).

Il linguaggio EEBUS sarebbe indipendente dal fornitore e standardizzato per ogni tipo di dispositivo, indipendentemente dal brand e dalla tecnologia utilizzata.

Sarebbe, dunque, un linguaggio standard comune, specifico per l’energia. Gratuito e implementabile da chiunque, basato su protocolli aperti, EEBUS potrebbe diventare il riferimento per la gestione energetica nell’Internet of things.

Standard EEBUS al Plugfest E-Mobility

In totale, i membri del progetto EEBUS sono oltre 70 realtà – intersettoriali – guidate da Audi insieme a SMA Solar Technology e Haber Group. Lo scorso 28 e 29 gennaio, proprio presso lo stabilimento Audi di Bruxelles, è andato in scena il terzo “Plugfest E-Mobility”, dove sono stati testati gli ultimi sviluppi su questo linguaggio di comunicazione aperto.

Ingegneri e programmatori si sono concentrati sul cercare di far comunicare tra loro, senza interferenze, impianti fotovoltaici, infrastrutture di ricarica, impianti di climatizzazione e auto elettriche. Il collegamento dei dispositivi è avvenuto tramite piattaforma HEMS (Home Energy Management System), dove sono state riunite in un unico centro di controllo tutte le informazioni relative al fabbisogno energetico di ciascun dispositivo.

Dopo il Plugfest – ha reso noto Audi tramite una nota ufficiale – le realtà coinvolte adotteranno le specifiche EEBUS per l’e-mobility. Nel frattempo, la casa automobilistica tedesca ha presentato anche il proprio SUV 100% elettrico, Audi e-tron, che sarà a tutti gli effetti il primo veicolo ad utilizzare il nuovo standard di comunicazione EEBUS.

Standard EEBUS: il ruolo della mobilità elettrica

Le auto elettriche, in effetti, possono giocare un ruolo decisivo per un utilizzo efficace dell’energia anche di altri dispositivi, evitando “strozzature” e blackout.

Poter sfruttare il tempo di inattività dei veicoli, che per la maggior parte della giornata rimangono parcheggiati (a casa o al lavoro), può tornare utile per tutto il complesso di dispositivi che si trovano nei paraggi. Utilizzando le auto elettriche come vere e proprie stazioni di stoccaggio, in grado di immagazzinare l’energia prodotta dal vento o dal sole, quest’ultima potrebbe essere poi condivisa con tutti gli apparecchi circostanti, sulla base del fabbisogno specifico di ciascuno.

I vantaggi? Non solo la possibilità di produrre energia pulita in maggior quantità (in modo da soddisfare più facilmente una richiesta in netta crescita), ma anche evitare di sprecare quella in eccesso, convogliandola verso i dispositivi che, in quel momento, ne abbiano effettivamente bisogno.

Insomma, con un linguaggio standard per la gestione dell’energia, una persona potrebbe collegare il proprio impianto fotovoltaico, gli elettrodomestici, i dispositivi elettronici e la propria auto elettrica evitando sovraccarichi, ottimizzando i consumi e interagendo al meglio con la rete elettrica.

Una soluzione che sarà ancora più efficace con il diffondersi delle smart grid.

Le innovazioni nel campo dello stoccaggio di energia elettrica sono, comunque, diverse: per approfondire, scopri qui il progetto “Sun in a box” del Massachusetts Institute of Technology.

Share This: